Il Bonsai Geografico


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Siamo nel 2010. Ci troviamo in quella che oggi viene definita età contemporanea, un termine con il quale si vuole distinguere questo periodo storico da quelli che lo hanno preceduto. Detta con franchezza è preferibile questa spiegazione a tutte quelle deliranti e assurde che fanno ingiustamente leva sull’innovazione, sul progresso e sul benessere. A parte l’innovazione e il progresso dal punto di vista tecnologico e il benessere di tipo salutare (la vita si allunga grazie alle scoperte in campo medico), è giusto affermare che ora come ora parlare di decivilizzazione non è affatto un’utopia. Tralasciando il paradigma della linearità con cui il termine decivilizzazione significa ritorno barbaro a ciò che esisteva in un’epoca antecedente la civilizzazione, questa parola racchiude in sé un altro significato molto più concreto e visibile agli occhi di tutti. Decivilizzazione sia nel suono sia nella capacità evocativa di suscitare particolari immagini e pensieri, richiama a sé l’immagine di un lento e graduale sgretolamento di un qualche cosa che non è mai stato così solido come appariva. Ossia la civilizzazione.

 

Si è soliti parlare di civilizzazione evocando gli ideali della democrazia greca, gli ideali dell’umanesimo più puro e i numerosi contributi di donne e uomini premi nobel e non che hanno fatto tanto per portare pace, stabilità e felicità nel mondo. La civilizzazione (d’ora in avanti “C”) vuole imporsi in opposizione a ciò che è barbaro e primitivo. Come ogni elemento che vuole investirsi di significato essa si da per differenza: C vs Mondo Animale; C vs Mondo Primitivo. C si lega alla nascita della civiltà e utilizzando termini cari a Hobbes, sappiamo che la civiltà si viene a creare nel momento in cui gli uomini al fine di tutelare i propri diritti decidono di rinunciare a parte della libertà e sottomettersi ad un contratto. Si crea così lo Stato come figura dell’astratto. Al termine C è giusto accostare realtà e valori quali possono essere la pace, la stabilità politica ed economica di un paese, la tutela di diritti quali libertà di espressione e di parola, di partecipazione politica. Ma anche diritto alla giustizia e quindi reale e concreta applicazione delle sanzioni previste per chi viola la legge qualsiasi sia il suo status economico e sociale.

 

Sono due gli episodi che hanno suscitato questa riflessione: il pantano in cui sta sprofondando la Chiesa e il sangue, la carneficina della strage di Mosca. A ciò purtroppo si aggiunge il peso morale e ideologico di una campagna elettorale pesante e soffocante i cui gli esiti sono stati molto più chiari dei programmi politici dei suoi partecipanti …

A Mosca due kamikaze si fanno saltare in aria nella metrò provocando molti feriti e morti. Si indaga da subito sui gruppi separatisti ceceni. Tuttavia, questo attentato non destabilizza affatto il governo russo anzi, lo mantiene più saldo che mai. L’uccisione di innocenti per scopi politici è una pratica assai barbara , disumana e incapace di dare risultati soddisfacenti. Sembra solo portare ad uno stato primitivo in cui gli uomini sono lupi e ciascuno azzanna l’altro. Questa vicenda non fa altro che ricordarci come la democrazia che in Italia sta subendo attacchi da ogni parte, sia un bene da proteggere e salvaguardare. In Italia a differenza della Russia tutte le parti politiche hanno diritto di parola e di espressione, come pure i comuni cittadini. Pensiamo alle frange xenofobe alla ribalta nel nostro paese negli ultimi anni. In Russia il dibattito ceceno, o meglio la questione cecena (visto che il dibattito ha ragione d’essere solo se discusso da entrambe le parti) non avrà mai una fine, una risoluzione definitiva e pacifica. La Cecenia continuerà ad esistere come stato satellite e non come stato autonomo.

 

Sui giornali e sulle tv di tutto il mondo è rimbalzato il caso-scandalo dei preti pedofili che ha coinvolto la Chiesa cattolica scuotendo le coscienze di fedeli e non credenti. Purtroppo, come in ogni questione delicata trattata dai media, questo tema così scottante ha finito per divenire il pretesto e pure lo strumento di attacchi intolleranti contro la Chiesa e contro la figura del Papa. Esiste il detto “non fare di un’erba un fascio”, ma a quanto pare sono molte le coscienze che non ne tengono conto. C’è chi crede che mai si otterrà una punizione completa e soddisfacente poiché il male causato questi preti pedofili è così abissale da non potere essere colmato e curato. Tuttavia, l’abbandonarsi al pianto, alla delusione di certo non migliorerà la situazione di chi ha vissuto il trauma in prima persona. E’ vero il male covato dalle vittime non potrà mai essere sanato, ma potrà attenuarsi grazie al trascorrere del tempo, ma anche attraverso la giustizia terrena e punitiva nei confronti dei responsabili. A ciò si aggiunge la consapevolezza che grazie alle denuncie delle vittime potranno salvare la dignità, l’anima di tutti coloro che verranno dopo di loro. E questo contribuirà fin da ora a sanare questa terribile piaga che sembra affliggere la Chiesa da un’eternità.

 

L’attentato di Mosca e lo scandalo dei preti pedofili centrano molto con il tormentone delle ultime elezioni regionali: da una parte l’attentato ci ricorda quanto sia preziosa la democrazia e quanto in Italia si fatichi tanto per proteggerla. Tant’è che i più pessimisti si chiedono se capiterà mai che l’Italia possa cadere in una situazione di instabilità politica visto lo sdegno dei cittadini verso i fossili che tra maggioranza e opposizione si alternano. Fatto grave è stato l’astensionismo. Un segnale allarmante da non sottovalutare. Dall’altra parte è la prepotenza con cui la Chiesa anziché preoccuparsi delle questioni spirituali, ma soprattutto della sua immagine infangata dai continui scandali, si occupi invece di invadere l’arena politica della campagna elettorale delle regionali. Da notare che questo comportamento non è stato sanzionato da alcuna autorità laica.

 

M.S.

 


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Ultimo aggiornamento: 29/07/2010.

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