Il Bonsai Geografico


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Costruye lo que destroye 

 

 È  da un po’ che il mio ego polemizza con l’Europa. Intendendo con questo termine l’entità che dichiara di tutelare i cittadini europei, le istituzioni, le etnie e religioni differenti. Ma la sottoscritta preferisce aggiungere che tra gli aspetti da tutelare c’è il denaro. Non è materialismo il mio. È concretezza. Se facciamo parte di una comunità è chiaro che i soldi gestiti da essa derivino da ciascuno dei suoi membri. 

Non sempre condivido le scelte europee poiché molto spesso dettate dalla paura. In effetti, se ben si nota molte azioni, scelte e decisioni sono per lo più dettate da timori e fantasmi. In questo Martin Luther King era illuminante. Tuttavia, ciò non giustifica le pessime scelte come le pessime alleanze. Lasciando da parte il fatto che la politica europea si basi su un gigantesco compromesso (de Gaulle e compagnia sarebbero schiattati in vita ad una simile blasfemia), è giusto sottolineare come le scelte in materia di politica estera siano molte volte discordanti con la politica interna e i valori etici e culturali europei. 

Si sa, da sempre l’Europa si batte per il progresso economico e il benessere culturale degli stati membri e non. Tant’è che più volte si è vista impegnata in cause umanitarie, aiuti e opere di tipo pubblico in paesi in crisi economica o in guerra.  Ringraziamo i fondi europei per queste opere di bene. Sono un grande esempio di civilizzazione e cooperazione. Tuttavia, queste azioni vengono sfatate, sminuite e rese del tutto nulle e inefficaci da quello che io solamente posso chiamare deficienza cronica. Ahimé non saprei come definire comportamenti simili. 

Leggo di recente notizie riguardanti bombardamenti israeliani in territorio palestinese. È ovvio che gli obbiettivi di questi attentati (non esistono solo quelli terroristici, ma anche quelli alle persone e alle cose di comune utilizzo) siano rivolti a strutture e infrastrutture pubbliche e purtroppo scuole. A quanto pare l’intera vicenda è scoppiata in particolar modo su numerosi quotidiani spagnoli visto che molte opere di bene sono state attuate a spese della spagna e di fondi europei spagnoli. Sia chiaro: non stiamo parlando di 1000 eurini ma neanche di 10mila eurini. Qui i numeri sono sette cifre in fila una dietro l’altra fino ad arrivare ai cosiddetti milioni di euro. Cifra stimata: 79 milioni buttati all’aria, o meglio fatti saltare in aria. 

È ironico, ma anche triste il titolo apparso sul periodico spagnolo Publìco: “ ISRAELE DISTRUYE LO QUE EUROPA CONSTRUYE”. In effetti, è proprio per questo che numerose persone e ong internazionali pretendono che l’Europa si faccia sentire o per lo meno richieda i danni. Tuttavia, l’Europa si sa non parla, ma sprofonda sempre più nel regno dell’apatia più acuta. Ma, in quanto ad affari non si fa scrupoli e la lingua la tira fuori. Lo stato di Israele e l’Europa hanno stipulato numerose alleanze che gioveranno di sicuro all’economia e politica israeliana. L’Europa si presta a importare prodotti agricoli israeliani (di onesti agricoltori coloni) e in cambio Israele permette all’Europa di esercitare una propria influenza. A questo punto occorre fermarci. Non sono un diplomatico, non sono un’esperta di politica internazionale, fatto sta che la sottoscritta non sia neanche nata ieri. Da quando in qua uno stato occidentale ha mai goduto del potere di influenzare direttamente israele? Al momento uno stato in grado di mettere i piedi in testa a Israele non esiste. Quest’ultimo anzi ha sempre giocato di testa sua, dimostrandosi inaffidabile e imprevedibile. Sia che parliamo di armi, di pace e di nucleare.  

Ed è così che l’Europa ha perso una devota sostenitrice dell’idea di comunità così come in origine i pensatori avevano teorizzato il tutto. Con amarezza ribadisco la mia estraneità ai fatti qui sopra citati. Non verserò più un euro per opere di costruzione all’estero finanziate dai fondi europei.

M.S.

Siamo nel 2010. Ci troviamo in quella che oggi viene definita età contemporanea, un termine con il quale si vuole distinguere questo periodo storico da quelli che lo hanno preceduto. Detta con franchezza è preferibile questa spiegazione a tutte quelle deliranti e assurde che fanno ingiustamente leva sull’innovazione, sul progresso e sul benessere. A parte l’innovazione e il progresso dal punto di vista tecnologico e il benessere di tipo salutare (la vita si allunga grazie alle scoperte in campo medico), è giusto affermare che ora come ora parlare di decivilizzazione non è affatto un’utopia. Tralasciando il paradigma della linearità con cui il termine decivilizzazione significa ritorno barbaro a ciò che esisteva in un’epoca antecedente la civilizzazione, questa parola racchiude in sé un altro significato molto più concreto e visibile agli occhi di tutti. Decivilizzazione sia nel suono sia nella capacità evocativa di suscitare particolari immagini e pensieri, richiama a sé l’immagine di un lento e graduale sgretolamento di un qualche cosa che non è mai stato così solido come appariva. Ossia la civilizzazione.

 

Si è soliti parlare di civilizzazione evocando gli ideali della democrazia greca, gli ideali dell’umanesimo più puro e i numerosi contributi di donne e uomini premi nobel e non che hanno fatto tanto per portare pace, stabilità e felicità nel mondo. La civilizzazione (d’ora in avanti “C”) vuole imporsi in opposizione a ciò che è barbaro e primitivo. Come ogni elemento che vuole investirsi di significato essa si da per differenza: C vs Mondo Animale; C vs Mondo Primitivo. C si lega alla nascita della civiltà e utilizzando termini cari a Hobbes, sappiamo che la civiltà si viene a creare nel momento in cui gli uomini al fine di tutelare i propri diritti decidono di rinunciare a parte della libertà e sottomettersi ad un contratto. Si crea così lo Stato come figura dell’astratto. Al termine C è giusto accostare realtà e valori quali possono essere la pace, la stabilità politica ed economica di un paese, la tutela di diritti quali libertà di espressione e di parola, di partecipazione politica. Ma anche diritto alla giustizia e quindi reale e concreta applicazione delle sanzioni previste per chi viola la legge qualsiasi sia il suo status economico e sociale.

 

Sono due gli episodi che hanno suscitato questa riflessione: il pantano in cui sta sprofondando la Chiesa e il sangue, la carneficina della strage di Mosca. A ciò purtroppo si aggiunge il peso morale e ideologico di una campagna elettorale pesante e soffocante i cui gli esiti sono stati molto più chiari dei programmi politici dei suoi partecipanti …

A Mosca due kamikaze si fanno saltare in aria nella metrò provocando molti feriti e morti. Si indaga da subito sui gruppi separatisti ceceni. Tuttavia, questo attentato non destabilizza affatto il governo russo anzi, lo mantiene più saldo che mai. L’uccisione di innocenti per scopi politici è una pratica assai barbara , disumana e incapace di dare risultati soddisfacenti. Sembra solo portare ad uno stato primitivo in cui gli uomini sono lupi e ciascuno azzanna l’altro. Questa vicenda non fa altro che ricordarci come la democrazia che in Italia sta subendo attacchi da ogni parte, sia un bene da proteggere e salvaguardare. In Italia a differenza della Russia tutte le parti politiche hanno diritto di parola e di espressione, come pure i comuni cittadini. Pensiamo alle frange xenofobe alla ribalta nel nostro paese negli ultimi anni. In Russia il dibattito ceceno, o meglio la questione cecena (visto che il dibattito ha ragione d’essere solo se discusso da entrambe le parti) non avrà mai una fine, una risoluzione definitiva e pacifica. La Cecenia continuerà ad esistere come stato satellite e non come stato autonomo.

 

Sui giornali e sulle tv di tutto il mondo è rimbalzato il caso-scandalo dei preti pedofili che ha coinvolto la Chiesa cattolica scuotendo le coscienze di fedeli e non credenti. Purtroppo, come in ogni questione delicata trattata dai media, questo tema così scottante ha finito per divenire il pretesto e pure lo strumento di attacchi intolleranti contro la Chiesa e contro la figura del Papa. Esiste il detto “non fare di un’erba un fascio”, ma a quanto pare sono molte le coscienze che non ne tengono conto. C’è chi crede che mai si otterrà una punizione completa e soddisfacente poiché il male causato questi preti pedofili è così abissale da non potere essere colmato e curato. Tuttavia, l’abbandonarsi al pianto, alla delusione di certo non migliorerà la situazione di chi ha vissuto il trauma in prima persona. E’ vero il male covato dalle vittime non potrà mai essere sanato, ma potrà attenuarsi grazie al trascorrere del tempo, ma anche attraverso la giustizia terrena e punitiva nei confronti dei responsabili. A ciò si aggiunge la consapevolezza che grazie alle denuncie delle vittime potranno salvare la dignità, l’anima di tutti coloro che verranno dopo di loro. E questo contribuirà fin da ora a sanare questa terribile piaga che sembra affliggere la Chiesa da un’eternità.

 

L’attentato di Mosca e lo scandalo dei preti pedofili centrano molto con il tormentone delle ultime elezioni regionali: da una parte l’attentato ci ricorda quanto sia preziosa la democrazia e quanto in Italia si fatichi tanto per proteggerla. Tant’è che i più pessimisti si chiedono se capiterà mai che l’Italia possa cadere in una situazione di instabilità politica visto lo sdegno dei cittadini verso i fossili che tra maggioranza e opposizione si alternano. Fatto grave è stato l’astensionismo. Un segnale allarmante da non sottovalutare. Dall’altra parte è la prepotenza con cui la Chiesa anziché preoccuparsi delle questioni spirituali, ma soprattutto della sua immagine infangata dai continui scandali, si occupi invece di invadere l’arena politica della campagna elettorale delle regionali. Da notare che questo comportamento non è stato sanzionato da alcuna autorità laica.

 

M.S.

 


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Ultimo aggiornamento: 23/10/2011.

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