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RECENSIONE
Libro “il Grande Mare dei Sargassi”
“Wide Sargasso Sea” di Jane Rhys, è il cosiddetto
rewriting ossia il rifacimento di un’opera già scritta
precedentemente da un altro autore. In questo caso “Il mare dei
sargassi” narra della vicenda di una donna creola, la pazza che vive
nella soffitta di Mr Rochester nel romanzo vittoriano di Charlotte
Bronte: “Jane Eyre”.
Pur essendo stato scritto dopo, il romanzo della Rhys si colloca
cronologicamente prima di quello della Bronte in quanto narra la vita di
Bertha Mason prima di sposarsi e di andare a vivere in Inghilterra.
L’ambientazione oscilla tra le isole della Jamaica, in un paesaggio
lussureggiante, esotico e bello tanto da intimorire Mr Rochester, il
quale rappresenta il bianco civilizzatore. In effetti è ricorrente la
preoccupazione di quest’ultimo nei confronti della strana e aliena
bellezza del luogo e in particolare modo della futura sposa. Bertha
Mason non soffre di disturbi mentali anzi è sanissima, ma saranno alcuni
eventi legati alla sua terra d’origine a farla cadere nella pazzia.
Tutta la narrazione, come la descrizione, è pervasa dal presentimento
che qualcosa di grave possa accadere da un momento all’altro. Man mano
che la storia prosegue, nella vita della giovane creola sembra che tutto
vada a rotoli: il fidanzato comincia ad evitarla e i fantasmi del
passato cominciano a riaffiorare assieme ai ricordi di una triste e
misera infanzia. In quanto figlia di un ex padrone di schiavi, la
ragazza insieme alla madre e al fratello pazzo sono perseguitati dalla
popolazione locale che li evita, li odia e arriva persino ad attaccarli.
La giovane è quindi in balia di due mondi che non la vogliono e non
l’accettano perché diversa: da una parte gli indigeni e dall’altra la
civiltà occidentale che vede in lei una razza impura. Ciò la porta poco
a poco verso la pazzia che raggiungerà il suo climax una volta segregata
in Inghilterra, in cui si vendicherà appiccando il fuoco alla casa del
marito e suicidandosi.
Jane Rhys dimostra grande sensibilità in questo romanzo. La
critica è evidente nei confronti di una società maschilista e non solo:
il rapporto tra i due fidanzati rappresenta la discriminazione sessuale
e razziale dell’epoca. Inoltre è evidente la posizione della Rhys dalla
parte degli oppressi: in effetti fa una rivoluzione dando la parola (nel
romanzo Bertha parla più volte) alla "diversa" della situazione che in
“Jane Eyre” è una figura oscura e invisibile; e cambiando più volte
narratore, in modo tale che i punti di vista dei personaggi possano
scontrarsi e divenire oggetto di riflessione da parte del lettore. È
difficile esprimere la delicatezza e l’amara realtà autobiografica di
questo romanzo. Lo stile è di una semplicità disarmante che ricorda
“L’Etranger” di Albert Camus.
M.S
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