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Il Bonsai Geografico ricorda così il 150° anno dall'Unità d'Italia
Edmondo De Amicis
ITALIA
da “Cuore”
(1886)
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Nota
C’è un che di morboso e patologico in questa pagina del De Amicis in cui
la patria viene raffigurata come una entità vivente, quasi una donna
bellissima e affascinante per la quale si è pronti a dare la propria
vita. La ragione sragiona quando la passione domina e qui davvero si
sprofonda in una follia dei sensi. La cosa non costituirebbe un problema
se non fosse che, quando molti sono pronti a morire per la stessa donna
(la patria) il risultato sicuro è la carneficina generalizzata. E questo
è quanto si è puntualmente verificato nei decenni successivi quando gli
italiani hanno commesso nefandezze orrende nel “sacro” nome della patria
Italia e della sua “benedetta” bandiera.
Salutala così, la patria, nei giorni delle sue feste: - Italia,
patria mia, nobile e cara terra, dove mio padre e mia madre nacquero e
saranno sepolti, dove io spero di vivere e di morire, dove i miei figli
cresceranno e morranno; bella Italia, grande e gloriosa da molti secoli,
unita e libera da pochi anni; che spargesti tanta luce d'intelletti
divini sul mondo, e per cui tanti valorosi moriron sui campi e tanti
eroi sui patiboli; madre augusta di trecento città e di trenta milioni
di figli; io, fanciullo, che ancora non ti comprendo e non ti conosco
intera, io ti venero e t'amo con tutta l'anima mia, e sono altero
d’esser nato da te, e di chiamarmi figliuol tuo. Amo i tuoi mari
splendidi e le tue Alpi sublimi, amo i tuoi monumenti solenni e le tue
memorie immortali, amo la tua gloria e la tua bellezza; t'amo e ti
venero tutta come quella parte diletta di te, dove per la prima volta
vidi il sole e intesi il tuo nome. V'amo tutte di un solo affetto e con
pari gratitudine, Torino valorosa, Genova superba, dotta Bologna,
Venezia incantevole, Milano possente; v’amo can egual reverenza di
figlio, Firenze gentile e Palermo terribile, Napoli immensa e bella,
Roma meravigliosa ed eterna. Ti amo, patria sacra! E ti giuro che amerò
tutti i figli tuoi come fratelli; che onorerò sempre in cuor mio i tuoi
grandi vivi e i tuoi grandi morti; che sarò un cittadino operoso ed
onesto, inteso costantemente a nobilitarmi, per rendermi degno di te,
per giovare con le mie minime forze a far sì che spariscano un giorno
dalla sua faccia la miseria, l'ignoranza, l'ingiustizia, i1 delitto, e
che tu possa vivere ed espanderti tranquilla nella maestà del tuo
diritto e della tua forza. Giuro che ti servirò, come mi sarà concesso,
con l'ingegno, col braccio, col cuore, umilmente e arditamente; e che se
verrà giorno in cui dovrò dare per te il mio sangue e la mia vita, darò
il mio sangue e morrò, gridando al cielo il tuo santa nome e mandando
l’ultimo mia bacio alla tua bandiera benedetta.
Giuseppe Pappalardo
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