Il Bonsai Geografico


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I libri che gli uomini chiamano 'immorali' sono semplicemente libri che mostrano al mondo la sua vergogna. Tutto qui” (Oscar Wilde).

Sono posseduto da una passione inesauribile che finora non ho potuto né voluto frenare. Non riesco a saziarmi di libri.      (F. Petrarca).

La lettura è un ottimo strumento per conoscere il mondo e noi stessi. In questo spazio si pubblicheranno recensioni di libri di vario genere: saggistica, narrativa, avventura, fantasy ecc…

 

RECENSIONE Libro “il Grande Mare dei Sargassi”

 

      “Wide Sargasso Sea” di Jane Rhys, è il cosiddetto rewriting ossia il rifacimento di un’opera già scritta precedentemente da un altro autore. In questo caso “Il mare dei sargassi” narra della vicenda di una donna creola, la pazza che vive nella soffitta di Mr Rochester nel romanzo vittoriano di Charlotte Bronte: “Jane Eyre”.

                                              

      Pur essendo stato scritto dopo, il romanzo della Rhys si colloca cronologicamente prima di quello della Bronte in quanto narra la vita di Bertha Mason prima di sposarsi e di andare a vivere in Inghilterra. L’ambientazione oscilla tra le isole della Jamaica, in un paesaggio lussureggiante, esotico e bello tanto da intimorire Mr Rochester, il quale rappresenta il bianco civilizzatore. In effetti è ricorrente la preoccupazione di quest’ultimo nei confronti della strana e aliena bellezza del luogo e in particolare modo della futura sposa. Bertha Mason non soffre di disturbi mentali anzi è sanissima, ma saranno alcuni eventi legati alla sua terra d’origine a farla cadere nella pazzia. Tutta la narrazione, come la descrizione, è pervasa dal presentimento che qualcosa di grave possa accadere da un momento all’altro. Man mano che la storia prosegue, nella vita della giovane creola sembra che tutto vada a rotoli: il fidanzato comincia ad evitarla e i fantasmi del passato cominciano a riaffiorare assieme ai ricordi di una triste e misera infanzia. In quanto figlia di un ex padrone di schiavi, la ragazza insieme alla madre e al fratello pazzo sono perseguitati dalla popolazione locale che li evita, li odia e arriva persino ad attaccarli. La giovane è quindi in balia di due mondi che non la vogliono e non l’accettano perché diversa: da una parte gli indigeni e dall’altra la civiltà occidentale che vede in lei una razza impura. Ciò la porta poco a poco verso la pazzia che raggiungerà il suo climax una volta segregata in Inghilterra, in cui si vendicherà appiccando il fuoco alla casa del marito e suicidandosi.

 

      Jane Rhys dimostra grande sensibilità in questo romanzo. La critica è evidente nei confronti di una società maschilista e non solo: il rapporto tra i due fidanzati rappresenta la discriminazione sessuale e razziale dell’epoca. Inoltre è evidente la posizione della Rhys dalla parte degli oppressi: in effetti fa una rivoluzione dando la parola (nel romanzo Bertha parla più volte) alla "diversa" della situazione che in “Jane Eyre” è una figura oscura e invisibile; e cambiando più volte narratore, in modo tale che i punti di vista dei personaggi possano scontrarsi e divenire oggetto di riflessione da parte del lettore. È difficile esprimere la delicatezza e l’amara realtà autobiografica di questo romanzo.  Lo stile è di una semplicità disarmante che ricorda “L’Etranger” di Albert Camus.

 

 M.S

 


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Ultimo aggiornamento: 29/07/2010.

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