Il Bonsai Geografico


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Alla domanda: Perché il Bonsai Geografico ha come principale ispirazione l'Irlanda e la Calabria? rispondiamo:

E' da stupidi fermare il termine ambiente e natura alla Calabria e all'Irlanda. L'associazione ha come obiettivo la tutela dell'Ambiente e del Territorio. Non ci soffermiamo a una regione o nazione in Particolare. Ma, su tutti quei territorio ove l'associazione Opera. Essendo l'ente in collaborazione con "Dublin Turist Office" e con l' Assessorato all'Ambiente della Regione Calabria, ci sembra dovuto, rendere partecipi tutti quegli utenti che alla stessa chiedono gli sviluppi dei lavori di sostegno ambientale.

 

 

Strumento di democrazia e di giustizia sociale: il giornalismo

           

Ogni anno muoiono alcune centinaia di giornalisti. La maggior parte dei quali in zone di guerra. E sempre ogni anno chi pratica tale professione viene arrestato senza alcun motivo valido. I giornalisti, che un tempo erano considerati soggetti neutrali e quindi intoccabili, ora sono divenuti bersagli di arma da fuoco e di forti critiche provenienti dall’alto, dalle autorità. Qualsiasi giornalista ha conosciuto la censura, quella diretta e quella più nascosta. Perché tanto accanimento contro i giornalisti? Perché il materiale prezioso che portano con sé è rappresentato dall’informazione.

 

Oggi l’informazione subisce ogni tipo di controllo e limitazione. Sappiamo benissimo che assieme ai tre poteri fondamentali di uno stato essa costituisce il quarto. Questo potere è al centro di controversie da moltissimo tempo sia nei regimi dittatoriali sia in quelli che si definiscono “democratici”. Il problema della libertà di stampa e d’informazione è molto sentito negli ultimi tempi. Nonostante la globalizzazione della comunicazione e la possibilità di accedere a numerosi canali d’informazione, l’insicurezza di avere a che fare con una notizia manipolata o falsa non ci abbandona. Non bisogna farsi ingannare dall’idea che disponendo dei mezzi più svariati d’informazione si possa essere indipendenti nella ricezione di notizie. Perché se non fosse così che motivo avrebbe certa gente, e non parlo di una minoranza, di protestare e manifestare per una libertà di stampa più trasparente e libera?

 

Oggi alla parola giornalismo molti storcono il naso. Questo perché nell’immaginario comune il giornalista è colui che è cinico, insensibile, disturba e al quale importa solo di avere la sua intervista, il suo scoop ad ogni costo. E’ un errore pensarla in questi termini. Non esiste solo questo tipo di giornalismo, ma ne esiste un altro migliore, corretto e professionale. Si tratta del giornalismo di gente come Kapuscinski, Politkovskaja, Amy Goodman, Roberto Saviano e Ilaria Alpi. Giornalisti che hanno più volte rischiato la vita e che continuano ancora a rischiarla perché a certi potenti, non necessariamente politici ma anche mafiosi, soldati e criminali, non piace il lavoro che svolgono. Questi giornalisti, come tanti altri non fanno altro che riportare la realtà “senza abbellimenti” come dice Politkovskaja, dare voce a coloro che non sempre sentiamo parlare. Il loro giornalismo è impegnato, umanitario... e rischioso.

 

Il giornalismo è strumento di democrazia proprio perché non permette allo Stato di gestire il monopolio dell’informazione. Non c’è da stupirsi se i rapporti fra giornalisti, stampa indipendente e potere non siano sempre stati felici. Anche se non mancano i media che amano il potere politico (pure economico): pensiamo alla forte denuncia che Amy Goodman fa in “Scacco al potere” contro i media americani per la loro collaborazione nella propaganda di guerra dell’amministrazione Bush. Strumento di democrazia perché permette ai più deboli di parlare e denunciare i soprusi commessi dai prepotenti. Quindi la vita di coloro che praticano questo tipo di giornalismo è pericolosa: chi detiene il potere, prendiamo ad esempio un paese sotto dittatura farà di tutto per far tacere “le voci fuori dal coro”. Si arriva quindi a pagare con la propria vita: Politkovskaja si era fatta molti nemici ed è stata freddata da un Killer a contratto. Ilaria Alpi è stata uccisa a Mogadiscio assieme al suo operatore Miran Hrovatin.

 

            Il giornalismo è strumento di giustizia sociale: è il caso della nuova stagione che sta fiorendo in Italia legata alle inchieste, ai reportage. Pensiamo alle inchieste di La Repubblica e di Espresso e al lavoro di Fabrizio Gatti, memorabile per l’impegno che mette nei suoi reportage. Inoltre, nel corso degli anni s’è fatto più vivo un tipo di giornalismo: quello sociale legato al protagonismo negli ultimi anni di fenomeni quali l’associazionismo, il volontariato e il mediattivismo. E’ indubbio che uno dei suoi capostipiti sia Kapuscinski, il quale segnalava la necessità di avvicinarsi alle realtà emarginate per dar loro voce. Questo tipo di giornalismo svolge il ruolo di “Watch dog” controllando l’operato del potere, poiché lo scopo per cui è nato, è proprio quello di accogliere le richieste dei cittadini e dar voce ai loro bisogni. Tuttavia, in “Il giornalismo sociale” M. Sarti sottolinea come il “ […] ‘sociale’ non vuol dire soltanto parlare di disagio ed emarginazione; scrivere di cronaca nera e di ‘giudiziaria’ richiede un atteggiamento non cinico verso la professione, occorre […]trovare le parole giuste per raccontare la morte e il dolore, la disperazione e il suicidio, l’odio razziale e la violenza, la guerra, la mafia. Persino le cronache sportive - a tratti - necessitano della stessa accortezza e sensibilità”.

 

Dunque è importante che i giornalisti non vengano brutalmente ostacolati e intralciati. E’ necessario anche evitare di accanirsi contro un dato giornalista solo perché in quel momento la moda generale è di accusarlo di falsità quando si è limitato a riportare i fatti per quel che sono. […] Fino a quando il potere simbolico e mediatico sarà in mano di pochi è molto difficile avere un' informazione chiara e libera. I media indipendenti non bastano: anch’essi come i giornalisti vengono ostacolati dal potere, dai potenti, dai magnati della comunicazione. L’unica è sapersi orientare in questa babele della notizia con sguardo critico e acuto cercando di documentarsi prima di abboccare alla prima notizia. Ma soprattutto è fondamentale proteggere e schierarsi quando è richiesto dalla parte di quei giornalisti che in zone di guerra (ma anche in altri ambienti) sono in pericolo per quel che dicono e che in patria vengono emarginati.

M.S.

 

 

LE DONNE IN ITALIA

A lungo mi sono torturata sulla questione donne. Sono arrivata alla conclusione che sia opportuno restringere il campo d'indagine: dalle donne occidentali passare a quelle italiane. Anziché trattare esclusivamente di quelle che si sono rese protagoniste dell'opinione negativa del giornalista del Financial Times, Adrian Michaels, ho deciso di parlare anche delle altre donne che affrontano ogni giorno 1000 ostacoli tra famiglia, lavoro/carriera e società. Tutto questo criticando e mettendo in discussione certe posizioni che finora ho raccolto.

Michaels, donando una visione dissacrante delle italiane, ha commesso in parte l'errore di sovrapporre la parte (le veline, showgirl ecc...) al tutto ( donne comuni). Egli non ha tenuto conto della donna inserita nel suo contesto culturale e sociale. Nonostante ciò Michaels ha il merito di aver riaperto il dibattito sul MALCOSTUME italiano: ha ragione sul fatto che il corpo femminile è assai strumentalizzato da pubblicità e spettacolo, ma questo non in modo passivo! Chi presta il proprio corpo all'industria pubblicitaria e mediale è consapevole di ciò verso cui va incontro.

In effetti non se ne può più di ragazze, vallette e veline stranude, come non se ne può più di esibizioni trash e volgari. Tale volgarità non è data solo dai doppi sensi a sfondo sessuale, ma anche dalla sterilità culturale e intellettuale di tali scene, esibizioni televisive e non. Tuttavia, Michaels pecca di un forma di maschilismo, nella misura in cui si presta a fotografare, criticare il panorama femminile italiano da una prospettiva che presenta come punto focale l'idea secondo cui alla "donna bella e alla moda" corrisponda "donna stupida e superficiale". L'equivalenza è totalmente, se non in parte, sbagliata. Ed è proprio su questa che si basano molte discriminazioni nel mondo del lavoro nei confronti di donne belle, ma anche acculturate e intelligenti che trovano difficoltà ad affermare la propria superiorità e capacità in un dato contesto sociale, professionale. Questo perché si ritrovano a dover far fronte a frasi, del tipo " bella e pure intelligente", "non sei stata scelta perché troppo qualificata anche se non mi dispiacerebbe...", per non parlare poi delle numerose allusioni sessuali nei discorsi e nelle offerte dei datori di lavoro.

Comunque sia non capisco proprio come tutto questo possa centrare con il femminismo: non è tale movimento ad avere compiuto passi all'indietro, perché se no che motivo avrebbe per continuare a chiamarsi con tale nome?Non c'è dubbio che questo malcostume tenda a ridicolizzare le battaglie compiute e che tuttora si compiono per i diritti delle donne. Ma la colpa non è da addossare esclusivamente a NOI donne. Innanzitutto bisogna collocare la donna in un contesto sociale, culturale e io aggiungerei anche economico; secondo tener conto dei fattori e dei condizionamenti cui sono sottoposte ogni giorno migliaia di donne; per ultimo la constatazione, più volte confermata, che la società (non solo quella italiana) sia prettamente di stampo maschilista.

Oggi il contesto sociale è assai cambiato rispetto a prima degli anni sessanta. Ora le donne hanno più libertà e più possibilità. Tuttavia, il femminismo non ha portato alla parificazione sul piano dei diritti e anche dei doveri della donna e dell'uomo ( sottolineo questo perché c'è ancora chi crede nel contrario). Nonostante tutti i trattati, i regolamenti, pensiamo a quello europeo sulle pari opportunità, la donna è sempre a un livello più basso rispetto all'uomo. Questo non perché non sia capace di fare determinati lavori e di intraprendere determinate carriere: il punto è che gli ostacoli si triplicano quando si tratta di donne e tra i problemi troviamo i pregiudizi, una certa mentalità maschilista ( che putroppo colpisce anche certe donne!!), pochi o inesistenti aiuti verso le donne che cercano di coniugare vita lavorativa e familiare.

Da questo punto di vista sono le donne a compiere i più grandi sacrifici, e in Italia, nella maggior parte dei casi, sono costrette a rinunciare a una delle due vite. Le donne che ad esempio non possono lavorare e quindi non hanno soldi propri si trovano in condizioni economiche misere, ma soprattutto dal punto di vista psicologico si sentono abbandonate, senza potere ("il denaro è potere": per accedere a determinati servizi ci vogliono i soldi). Ovviamente questo si riduce se il marito o chi altri se ne prende cura. Non bisogna quindi meravigliarsi delle diverse storie di cronaca che vedono protagoniste donne attraversate da crisi depressive che le portano a compiere non sempre atti giustificabili. Inoltre, chi non ha modo di svolgere un lavoro a tempo pieno, come ad esempio le studentesse universitarie, è costretto a fare lavoretti come la cameriera, la barista includendo come fattori disturbanti i maniaci sessuali […] che ci sono in giro. Basti pensare che chi non arriva a fine mese vende proprie foto, filmati via internet poiché i guadagni sono assai alti (non tutte lo fanno ma i casi sono in continuo aumento). Quindi prima ancora di puntare il dito contro qualcuno è utile occuparsi e analizzare il background di queste persone. E’ solo aguzzando la vista, calandosi nel contesto e nei panni altrui che si può cogliere al meglio la cruda realtà delle donne Italiane. Detta in altri termini le donne devono barcamenarsi in un paesaggio dominato da un pensiero, atteggiamento anti-femminile. Le italiane sono vittime consapevoli e non di tale sistema, e giustamente cercano di sopravvivere e di emergere in questa giungla di pregiudizi e stereotipi antiquati che però sono duri a morire. E se purtroppo la cultura, gli studi, l’intelligenza risultano inutili come rimproverare chi decide di vendere la propria anima/corpo?

Per concludere gradirei che chi finora la pensava diversamente si decida a prendere un qualche minuto di riflessione vera. Credete veramente che vestirsi come si vuole, avere quasi tutto possa dare a noi donne la libertà? Miei cari maschietti, e anche voi, mie care femminucce che la pensate al maschile, è solo un’illusione che avete contribuito anche voi a creare. […] Noi donne ci stiamo rendendo conto che la libertà è una vera utopia.

 

M.S.

 


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Ultimo aggiornamento: 29/07/2010.

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