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LE DONNE IN ITALIA
A lungo mi sono torturata sulla questione donne. Sono arrivata alla conclusione
che sia opportuno restringere il campo d'indagine: dalle donne occidentali
passare a quelle italiane. Anziché trattare esclusivamente di quelle che si sono
rese protagoniste dell'opinione negativa del giornalista del Financial Times,
Adrian Michaels, ho deciso di parlare anche delle altre donne che affrontano
ogni giorno 1000 ostacoli tra famiglia, lavoro/carriera e società. Tutto questo
criticando e mettendo in discussione certe posizioni che finora ho raccolto.
Michaels, donando una visione dissacrante delle italiane, ha commesso in parte
l'errore di sovrapporre la parte (le veline, showgirl ecc...) al tutto ( donne
comuni). Egli non ha tenuto conto della donna inserita nel suo contesto
culturale e sociale. Nonostante ciò Michaels ha il merito di aver riaperto il
dibattito sul MALCOSTUME italiano: ha ragione sul fatto che il corpo femminile è
assai strumentalizzato da pubblicità e spettacolo, ma questo non in modo
passivo! Chi presta il proprio corpo all'industria pubblicitaria e mediale è
consapevole di ciò verso cui va incontro.
In effetti non se ne può più di ragazze, vallette e veline stranude, come non se
ne può più di esibizioni trash e volgari. Tale volgarità non è data solo dai
doppi sensi a sfondo sessuale, ma anche dalla sterilità culturale e
intellettuale di tali scene, esibizioni televisive e non. Tuttavia, Michaels
pecca di un forma di maschilismo, nella misura in cui si presta a fotografare,
criticare il panorama femminile italiano da una prospettiva che presenta come
punto focale l'idea secondo cui alla "donna bella e alla moda" corrisponda
"donna stupida e superficiale". L'equivalenza è totalmente, se non in parte,
sbagliata. Ed è proprio su questa che si basano molte discriminazioni nel mondo
del lavoro nei confronti di donne belle, ma anche acculturate e intelligenti che
trovano difficoltà ad affermare la propria superiorità e capacità in un dato
contesto sociale, professionale. Questo perché si ritrovano a dover far fronte a
frasi, del tipo " bella e pure intelligente", "non sei stata scelta perché
troppo qualificata anche se non mi dispiacerebbe...", per non parlare poi delle
numerose allusioni sessuali nei discorsi e nelle offerte dei datori di lavoro.
Comunque sia non capisco proprio come tutto questo possa centrare con il
femminismo: non è tale movimento ad avere compiuto passi all'indietro, perché se
no che motivo avrebbe per continuare a chiamarsi con tale nome?Non c'è dubbio
che questo malcostume tenda a ridicolizzare le battaglie compiute e che tuttora
si compiono per i diritti delle donne. Ma la colpa non è da addossare
esclusivamente a NOI donne. Innanzitutto bisogna collocare la donna in un
contesto sociale, culturale e io aggiungerei anche economico; secondo tener
conto dei fattori e dei condizionamenti cui sono sottoposte ogni giorno migliaia
di donne; per ultimo la constatazione, più volte confermata, che la società (non
solo quella italiana) sia prettamente di stampo maschilista.
Oggi il contesto sociale è assai cambiato rispetto a prima degli anni sessanta.
Ora le donne hanno più libertà e più possibilità. Tuttavia, il femminismo non ha
portato alla parificazione sul piano dei diritti e anche dei doveri della donna
e dell'uomo ( sottolineo questo perché c'è ancora chi crede nel contrario).
Nonostante tutti i trattati, i regolamenti, pensiamo a quello europeo sulle pari
opportunità, la donna è sempre a un livello più basso rispetto all'uomo. Questo
non perché non sia capace di fare determinati lavori e di intraprendere
determinate carriere: il punto è che gli ostacoli si triplicano quando si tratta
di donne e tra i problemi troviamo i pregiudizi, una certa mentalità maschilista
( che putroppo colpisce anche certe donne!!), pochi o inesistenti aiuti verso le
donne che cercano di coniugare vita lavorativa e familiare.
Da questo punto di vista sono le donne a compiere i più grandi sacrifici, e in
Italia, nella maggior parte dei casi, sono costrette a rinunciare a una delle
due vite. Le donne che ad esempio non possono lavorare e quindi non hanno soldi
propri si trovano in condizioni economiche misere, ma soprattutto dal punto di
vista psicologico si sentono abbandonate, senza potere ("il denaro è potere":
per accedere a determinati servizi ci vogliono i soldi). Ovviamente questo si
riduce se il marito o chi altri se ne prende cura. Non bisogna quindi
meravigliarsi delle diverse storie di cronaca che vedono protagoniste donne
attraversate da crisi depressive che le portano a compiere non sempre atti
giustificabili. Inoltre, chi non ha modo di svolgere un lavoro a tempo pieno,
come ad esempio le studentesse universitarie, è costretto a fare lavoretti come
la cameriera, la barista includendo come fattori disturbanti i maniaci sessuali
[…] che ci sono in giro. Basti pensare che chi non arriva a fine mese vende
proprie foto, filmati via internet poiché i guadagni sono assai alti (non tutte
lo fanno ma i casi sono in continuo aumento). Quindi prima ancora di puntare il
dito contro qualcuno è utile occuparsi e analizzare il background di queste
persone. E’ solo aguzzando la vista, calandosi nel contesto e nei panni altrui
che si può cogliere al meglio la cruda realtà delle donne Italiane. Detta in
altri termini le donne devono barcamenarsi in un paesaggio dominato da un
pensiero, atteggiamento anti-femminile. Le italiane sono vittime consapevoli e
non di tale sistema, e giustamente cercano di sopravvivere e di emergere in
questa giungla di pregiudizi e stereotipi antiquati che però sono duri a morire.
E se purtroppo la cultura, gli studi, l’intelligenza risultano inutili come
rimproverare chi decide di vendere la propria anima/corpo?
Per concludere gradirei che chi finora la pensava diversamente si decida a
prendere un qualche minuto di riflessione vera. Credete veramente che vestirsi
come si vuole, avere quasi tutto possa dare a noi donne la libertà? Miei cari
maschietti, e anche voi, mie care femminucce che la pensate al maschile, è solo
un’illusione che avete contribuito anche voi a creare. […] Noi donne ci stiamo
rendendo conto che la libertà è una vera utopia.
M.S.
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