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Disastro DEEPWATER HORIZON

 Pochi sono coloro che sanno cosa sia la Deepwater Horizon. Vagamente la traduzione della prima parola rimanda agli abissi dove l’acqua è più profonda. Orizzonte invece sembra incarnare l’utopia di una profondità senza limiti. Attualmente in un contesto d’acqua il posto maggiormente profondo si localizza con il mare o l’oceano e non con un fiume o con un lago.

 Inserendo sul motore di ricerca google la parola disastro come seconda voce suggerisce disastro del golfo del Messico superata da disastro ambientale. Il fatto accade il 20 aprile scorso e coinvolge la piattaforma Deepwater Horizon. Lo sversamento di petrolio è durato 106 giorni ed è terminato il 4 agosto. Sono milioni e milioni i barili che inquinano le acque di Alabama, Florida, Mississippi e Luisiana. Si tratta del peggior disastro ambientale della storia americana.

 La piattaforma di proprietà di un’azienda svizzera è stata affittata dalla British Petroleum che ha iniziato a trivellare in uno dei pozzi più profondi al mondo. Il disastro ha inizio con un esplosione che ha carbonizzato all’istante una decina di operai  ferendone altri. Successivamente altre esplosioni hanno provocato il rovesciamento della piattaforma. Alle prime esplosioni la BP ha sottovalutato il fatto. Tuttavia, la sfortuna ha voluto che le valvole di sicurezza presenti all’imboccatura del pozzo non abbiano funzionato correttamente tanto che il petrolio greggio ha iniziato ad uscire dal giacimento. 

Le conseguenze sono gravi sia dal punto di vista ambientale sia da quello umano. La flora e la fauna risultano le categorie più colpite. Numerose specie ora fanno coda a quella già a rischio di estinzione. Il disastro ha sviluppato problemi respiratori, sfoghi cutanei, aborti spontanei e incidenza dei tumori. E le sostanze che si trasmetteranno per via aerea incideranno sulla catena alimentari. I danni economici sono notevoli e incalcolabili. Tuttavia, è ora che qualcuno dia il conto alla BP e che questa lo saldi. Il miglior modo per far ciò è innanzitutto chiudere un’azienda incapace di correggere i propri errori, ma soprattutto evitare che essa si espanda economicamente con trivellazioni in altre zone del mondo.

 È inquietante come ci si ostini a ricercare l’oro nero quando questi è destinato inevitabilmente a scomparire. Ironia della sorte vuole che la BP oltre a commercializzare il petrolio abbia al suo interno una divisione che si occupa con successo della vendita di pannelli solari. Ma queste grandi multinazionali con tutti questi mezzi e risorse perché non rivoluzionano il campo energetico? Cosa li spinge ancora a ricercare le risorse energetiche inquinanti? Se questo settore in collaborazione con quello tecnologico, automobilistico lavorassero per produrre auto a energia solare? 

Siamo in Italia e come ben sappiamo il nostro paese mai si è distinto nei sussidiari di geografia come fonte di risorse energetiche. Il legno del sud è stato utilizzato per pagare i danni previsti dal piano Marshall, l’energia eolica è sfruttata da poco tempo e in maniera poco efficace. Il gas lo compriamo dalla Russia e l’energia elettrica dalle centrali nucleari francesi. Siamo un paese insomma che paga salatamente il proprio deficit energetico. Fatto sta che al largo delle coste libiche si è deciso di iniziare con il progetto di trivellazione a poche centinai di kilometri dalle coste siciliane. I pozzi di petrolio del mar mediterraneo sono sott’occhio di chi ha provocato il disastro del golfo del Messico, la BP.  

Le nuove perforazioni al largo delle coste libiche avranno luogo ad una profondità leggermente superiore a quella della piattaforma deepwater Horizon. Non è una menzogna. La gravità non riguarda solo la profondità (circa 1700metri) ma le caratteristiche di mare semi chiuso così com’è il mediterraneo. Con la differenza che se mai succedesse un disastro ambientale non avremmo un ciclone o tornado o uragano a spazzarci dall’acqua il petrolio. Avremmo solo delle sardine in salsa di caviale artificiale ossia petrolio greggio.

A quanto pare il problema non riguarda solo la Libia ma peggio la regione Sicilia la quale non ha potestà sulle autorizzazioni emesse dal ministero. Peggior cosa è che i politici locali lo abbiano saputo leggendo i quotidiani. Tutta la costa sud della Sicilia è a rischio trivellazioni: 18 sono i permessi di ricerca emessi tra i quali spuntano compagnie texane, australiane, irlandesi e yemenite. Ma dove sono gli industriali italiani? Sei sono le piattaforme attive gestite da Eni ed Edison.  

Le preoccupazioni riguardo la ricerca del petrolio nel canale di Sicilia non vogliono essere pregiudizievoli e senza alternative. Il 1 giugno il programma ambientale dell’ONU (Unep) ha identificato il canale di Sicilia come un’area da tutelare. Nuovi segreti si celano nelle sue acque. Basti pensare che nel 2009 sono stati scoperti i giardini di coralli vicino a Pantelleria. Guarda caso l’area da tutelare dall’Unep coinvolge tutti i siti in cui si vuole esplorare nuovi giacimenti di petrolio.

La cosa grave in tutta questa vicenda è la mancanza di coordinamento e comunicazione. Né l’autorità locale né la guardia costiera sono state informate delle trivellazioni. In caso di disastro manca un coordinamento delle forze e dei governi che si affacciano sul mediterraneo. Pensiamo alla partita di flipper che Italia e malta si sono giocati nel mandare in dietro e avanti un barcone di immigrati disidratati. Infine, i tagli  del governo hanno ridotto notevolmente la capacità di fare fronte ad una perdita di greggio nelle acque italiane.

M.S.

AMBIENTE E GESTIONE DEL TERRITORIO

Territorio è un termine che può apparire troppo legato alla sola realtà fisica di un luogo, per cui quando si vuole considerare l'intero sistema nella sua complessità (aria,acqua,fauna,storia ecc.) è più giusto parlare di ambiente, anche se la genericità di quest'ultimo vocabolo impone poi le necessarie precisazioni: ecco perciò l'ambiente fluviale, l'ambiente urbano (area linguistica, etnica,storia) ecc.

Ambiente è quindi il sistema globale che ci circonda e di cui facciamo parte, è una realtà dinamica che cambia e si trasforma con una certa lentezza, ma su cui la presenza e le scelte decisionali dell'uomo possono influire pesantemente, con la conseguenza di creare modificazioni e compromissioni  di equilibri secolari (quando non si tratta di vera distruzione). Sull'ambiente si scarica una pressione tale da esaurirne le risorse  e portarlo al collasso. L'ambiente è un elemento vitale, insostituibile e con risorse limitate,  capace di reggersi solo su un equilibrio complesso e delicato, per cui è indispensabile che venga gestito in modo corretto, attraverso strumenti normativi che ne regolino l'uso allo scopo di tutelare il benessere comune.

Gestire l'ambiente e il suo territorio (pianificazione territoriale) è  un'attività che si lega alla programmazione economica e alle scelte politiche e sociali degli amministratori pubblici, ma è anche un'attività urbanistica, che possiede i caratteri della progettazione e perciò va svolta secondo una metodologia precisa.

L'inurbamento ne è senz'altro la manifestazione più eclatante: in questo processo l'uomo sostituisce la natura con qualcosa di artificioso ed estraneo che ne è la negazione stessa, e infatti è proprio nella città che il rapporto con il sistema ambientale risulta spesso drammatico.

Giuseppe Pappalardo


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Ultimo aggiornamento: 23/10/2011.

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