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Il Bonsai Geografico |
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PRIGIONI D’AMERICA: UN SISTEMA INGIUSTO, INEFFICACE E COSTOSO Negli Stati Uniti sta infervorando un dibattito che non ha niente a che vedere con la sicurezza nazionale intaccata dall’estremismo islamico. Si tratta piuttosto di sicurezza interna. Negli ultimi tempi sono arrivati alla ribalta casi di persone detenute in prigione per periodi medio lunghi e di cui non si capisce bene il motivo. O meglio la causa di tale detenzione risulta oscura o irrisoria. Può capitare in America di essere arrestati per aver comprato piante di orchidee dai paesi dell’America latina senza preoccuparsi che le stesse avessero un certificato chiaro e dettagliato. Si definisce ingiusto quel sistema non più capace di suddividere le umane colpe per gradi. Significa quindi parlare di un sistema in cui chi ruba o falsifica carte sconta la propria pena come fosse uno stupratore o un assassino. Succede quindi che una normale prigione federale subisca inevitabilmente un sovraffollamento tanto da permettere alle statistiche di illustrare un dato allarmante: in america un cittadino su cento è in carcere. A quanto pare i politici americani non sembrano preoccuparsi della cosa. In effetti, essi sembrano più interessati all’idea di mostrare un’immagine di se di nuovi sceriffi impavidi e severi che con la pistola in mano guardano verso l’elettore. Come a dire: “ora che ci siamo noi, niente più criminalità”. Tuttavia, sbattere chicchessia in carcere anche per futili motivi non giova né alla reputazione del sistema carcerario ne tantomeno a quello giudiziario. Ma la falla si è creata in ambito giuridico. Molte leggi federali sono così vaghe e poco chiare che molte persone non sanno neanche di averle violate. E capita molto spesso che in sede di tribunale non venga più rispettato il principio del common law ossia la condizione per cui l’imputato deve essere consapevole del fatto che sta commettendo un reato. Le nuove leggi hanno privato quasi completamente i giudici del potere di emanare una sentenza valutando e soppesando le circostanze. Il sistema risulta inefficace nel momento in cui le misure adottate e osservate e sperimentate a lungo non portano a risultati favorevoli. In questo caso il sistema ha la colpa di volere infliggere al pari di un dio onnipotente la pena eterna. L’esperimento è quello di incarcerare persone che commettono un reato per la prima volta di tipo non violento, una pena che fin dai tempi dei padri fondatori era esclusiva degli assassini. Tuttavia, la parte più incresciosa dell’intera faccenda è che in molte occasioni imputati innocenti siano costretti a dichiararsi colpevoli per patteggiare la pena o per scontarla in maniera differente. Questo è il chiaro esempio di una giustizia menzognera. non può reputarsi efficace un sistema che si basa sulla menzogna. Pensiamo che nel 2001 la cosidetta lotta contro il crimine è costata 167 miliardi di dollari. Il sistema giudiziario allo stesso tempo da lavoro a circa 3 milioni di persone e oggi la lobby del Correctional Business (vi fanno parte gli istituti di pena privati) esercita forti pressioni su magistrati e politici per impedire tagli al personale e leggi negative riguardanti le loro sfere di interesse. Il sistema carcerario risulta nettamente più costoso rispetto alla libertà vigilata e all’aumentare dei detenuti ingrossano le spese per pagare i sorveglianti e tutto ciò di cui necessitano detenuti e prigione. Bisogna solo sperare che alla pena detentiva si sostituisca la libertà vigilata ma non per gli assassini o i stupratori, piuttosto per chi ha commesso piccoli reati come guidare ubriaco, rubare. Tutto ciò perché non si vuole appellarsi alla bontà del padre eterno ma piuttosto per chiedere un sistema riabilitativo e non correttivo- oppressivo. M.S.
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